Presentazione restauro tavola di Livio Agresti

TERNI – MUSEO DIOCESANO

Livio Agresti, "La Circoncisione di Gesù Bambino tra i Santi Monica e Agostino".

La presentazione dei restauri, finanziati dalla Fondazione CARIT, si è tenuta il 22 aprile 2010 presso il Museo Diocesano di Terni

 

 

 

 

 

 

Il maestro forlivese Livio Agresti (Forlì 1508 – 1579), detto anche il Ricciutello, si forma inizialmente in Romagna su modelli di derivazione raffaellesca, ma precoci saranno anche i primi contatti romani, risultando il pittore già iscritto all'Accademia di San Luca nel 1534. Nella capitale conferma in seguito la sua predilezione per l'ambito raffaellesco, infatti, tra il 1544 e il 1546, lavora a fianco di Perin del Vaga, già collaboratore del Sanzio, agli affreschi della Sala Paolina in Castel Sant'Angelo. Nei cantieri romani la sua formula si arricchirà anche di suggestioni michelangiolesche di rielaborazione toscana, in particolare mediate dal Vasari, sotto la cui direzione si troverà a lavorare in due diverse occasioni.

La tavola del museo diocesano di Terni, già opera matura e appartenente  alla sua fase più fortunata, rappresenta in città una delle massime espressioni di quel manierismo controllato, a volte accademico, diffusosi su impulso romano, anche in virtù di un nuovo spirito religioso che si andava irraggiando dalla capitale della cristianità, intorno alla metà del secolo, innanzi tutto nei territori del Patrimonio di San Pietro, costituendo il retroterra figurativo su cui s’imposteranno, di lì a poco, i  dettami dell'arte controriformata dal Concilio di Trento. La semplice composizione simmetrica basata su un’ordinata partitura grafica d’impianto classicista elude l’artifizio e gli eccessi aulici, anche i pacati accordi cromatici contribuiscono ad una rappresentazione del tema sacro di chiara e serena naturalezza. Quest’opera, insieme alle altre umbro-meridionali, attesta l'importante livello raggiunto dalla produzione “provinciale” dell’Agresti, condotta probabilmente in loco tra la metà degli anni cinquanta almeno fino alla metà dei sessanta. Risalgono infatti a questo arco cronologico, tutta una serie di dipinti umbri, di cui alcuni datati e firmati, ancora conservati ad Amelia, Narni, Lugnano in Teverina, Sangemini e Collescipoli, oltre al frammentario ciclo ad affresco dell’abside della chiesa di San Francesco ad Arrone, assegnatogli dubitativamente. Per il momento le scarse attestazioni documentarie, perlopiù amerine, non hanno spiegato questa fitta serie di commissioni, ottenute probabilmente per il tramite di qualche importante personaggio della curia romana. In un momento successivo si colloca il viaggio in Germania, ad Augusberg, compiuto nel 1665 al seguito del cardinale di quella città, ma che non sembra aver lasciato segni tangibili nella continua elaborazione del suo linguaggio pittorico, che invece si rivolgerà, in epoca tarda, verso Federico Zuccari, incontrato durante la comune partecipazione all’impresa decorativa del romano Oratorio del Gonfalone nei primi anni ‘70.

Le indagini d’archivio, condotte in occasione di questo restauro, da Giuseppe Cassio hanno finalmente fatto chiarezza sulla, fino ad oggi sconosciuta, provenienza di questa tavola, conservata nel Duomo di Terni almeno già dalla metà del XIX secolo, quando la registra il Guardabassi nel suo Indice-guida, ma proveniente dalla cappella del monastero agostiniano femminile di Santa Monica. Tale notizia ha permesso, conseguentemente, una più chiara lettura iconografica, giustificando la presenza dei santi Monica e Agostino, e una più precisa interpretazione dell’insolita doppia iscrizione, una posta sulla base dell’altare, in cui si ricorda la committente e si riporta la data 1555, probabilmente, della dotazione, l’altra, nel cartiglio più in basso, che riporta firma e data, 1560, del dipinto. L’ormai perduto monastero si trovava a Terni, nel territorio parrocchiale di San Nicandro, al confine della città, ed era stato fondato su impulso del vescovo agostiniano Giacomo Barba proprio nel 1555. A questa data “domina” Nunziangela destinò la propria dote per la pala d’altare della cappella, poi, probabilmente, commissionata all’Agresti solo nel 1558, quando risulta che Nunziangela prese i voti perpetui. Il dipinto giunse in cattedrale probabilmente nel 1747 quando il monastero, già passato nei locali di San Pietro Vecchio, fu soppresso.

Il restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, ha rimediato in parte ai danni di un vecchio intervento inadeguato, con il quale si erano forzosamente contratti i movimenti delle tavole lignee orizzontali di cui è composto il supporto. Il restauratore Roberto Saccuman ha provveduto al risanamento del tavolato in legno e della sua struttura di sostegno, causa principale del degrado, provvedendo all’adeguamento funzionale delle traverse e all’aggiornamento dei perni di giunzione, anche al fine di permettere un contenimento più elastico dei movimenti del legno. Solo al termine di questa prima fase è potuta intervenire sulla superficie dipinta la restauratrice Donatella Bonelli, eliminando stuccature, ritocchi e verniciatura dei restauri precedenti, fissando e pulendo la pellicola pittorica così liberata dagli strati sovramessi, grossolani e ormai alterati, infine compiendo una nuova e più corretta reintegrazione pittorica.(Dal depliant curato dal dr. Giovanni Luca Delogu della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Umbria pubblicato in occasione della presentazione dei restauri)

 

 
30-04-2010

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